30 luglio 2017

IL FUTURO DEL DIMAGRIMENTO

QUANDO SI PARLA DI DIMAGRIMENTO, I SEI PASTI AL GIORNO POTREBBERO ESSERE UNA COSA ORMAI DEL PASSATO. LA RICERCA SU COME IL DIGIUNO INTERMITTENTE PUÒ ACCELERARE IL CONSUMO DI GRASSO CONTINUA AD AVANZARE.

DEL DOTT. MATTHEW KADEY, MS, RD // TRADUZIONE MASSIMO BANI
copyright © [aprile 2016] – Muscle & Performance®

Gli Stati Uniti sono diventati una nazione di consumatori di spuntini 24 ore su 24. Se volete dimagrire, e magari anche vivere più a lungo, può  essere  una  buona  idea stare
maggiormente alla larga dalla  cucina.
Il digiuno intermittente (DI) – cioè la ciclizzazione di restrizione dell’assunzione calorica e periodi di assunzione normale – è un modello alimentare che risale ai nostri antenati, quando    il cibo non era sempre a portata di mano. Ciò è diverso dalla più comune (e qualcuno direbbe meno sostenibile) restrizione calorica delle diete classiche, in cui le persone puntano semplicemente a ridurre l’assunzione energetica quotidiana nella speranza di far sparire la pancia.
Tutt’altro che una farsa, il DI è un ottimo  modo per aiutare le persone a dimagrire, dicono sempre più ricercatori. Uno studio del 2015 pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition ha scoperto che il DI causa sicuramente dimagrimento – circa 220-770 g la settimana – insieme alla riduzione della percentuale di grasso corporeo. Allo stesso modo, quando i ricercatori della Baylor University (Waco, Texas) hanno esaminato tutti i dati a disposizione, hanno scoperto che il digiuno a giorni alterni per 3-12 settimane ha ridotto effettivamente il peso corporeo e il grasso corporeo. I risultati possono essere duraturi: i ricercatori australiani affermano che otto settimane di DI controllato hanno stimolato il dimagrimento e anche limitato il riguadagno di peso 44 settimane dopo, quando i soggetti sono stati lasciati liberi di mangiare a piacimento (alcuni ricercatori pensano che il DI influenzi gli ormoni della fame e insegni a imparare a riconoscere i sintomi della vera fame fisica).
Ci sono altre buone notizie. La ricerca mostra che il DI ha un tasso di fedeltà superiore alla gran parte delle diete e preserva meglio la massa muscolare. Altri dati indicano che un periodo di DI può migliorare la salute cardiaca riducendo colesterolo, trigliceridi, infiammazione e pressione ematica. Può anche aumentare la produzione di un gene della longevità e favorire il miglioramento della funzione cerebrale con il passare degli anni. La riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione può essere il motivo per cui  la DI riesce a far conservare la lucidità mentale.
Quindi la DI fa bene ai muscoli, alla salute generale e alla materia grigia. Ma il digiuno intermittente dichiara anche guerra al grasso testardo? Sembra che il beneficio brucia grassi principale derivi dal miglioramento della sensibilità all’insulina nel corpo. Con il  miglioramento  della sensibilità cellulare all’insulina, l’ormone che regola la glicemia ematica, il corpo digerisce il cibo in modo più efficiente, con conseguente minore accumulo di grasso anche quando si assumono più calorie durante i periodi di non digiuno. Questi benefici glicemici sono fra le ragioni per cui la DI è salita all’attenzione come nemico del diabete.
La DI insegna al corpo a diventare più efficiente nell’utilizzo del grasso addominale per ottenere energia in caso di riduzione delle riserve di  carboidrati. Poiché può salvaguardare il muscolo esistente, sembra non verificarsi la riduzione del metabolismo dei grassi tipica delle diete cronicamente povere di calorie, che possono sottrarre al corpo il muscolo duramente guadagnato. Studi mostrano anche che chi fa digiuno intermittente non si abbuffa stupidamente quando può mangiare di più, cosa che permette di creare un migliore deficit calorico. E poi immaginate: con meno pianificazione alimentare  e  preparazione  di cibo fra i tanti impegni giornalieri, la vita potrebbe essere meno frenetica. Un  sogno!

I CINQUE PUNTI DEL DIGIUNO
Fame o dimagrimento? Usate questi consigli per ottimizzare la vostra alimentazione.

1. Piano di attacco Un piano DI classico prevede di mangiare come fareste normalmente
per cinque giorni la settimana e poi negli altri due giorni ridurre l’assunzione calorica al 25%
di quella di un giorno di alimentazione normale. Ciò elimina la frustrazione del non mangiare
assolutamente nulla nei giorni di digiuno e rende il DI più sostenibile nel lungo termine. Altri
potrebbero scegliere di assumere zero calorie per uno o due periodi di 24 ore ogni settimana.
Un altro metodo di minidigiuno prevede di restringere il periodo di alimentazione giornaliera
a otto ore, per esempio dalla 12.00 alle 20.00, seguito da 16 ore di “digiuno”. Se volete
intraprendere con calma il DI, potete provare a digiunare alla sera un paio di volte la settimana,
saltando la cena o mangiando qualcosa di piccolo come uno yogurt. Sperimentate per
scoprire quale programma funziona meglio per voi e osservate il grasso mentre scompare.
2. Calorie buone Se il vostro ciclo di digiuno prevede giorni in cui semplicemente mangiate
meno, fate pesare queste calorie concentrandovi su alimenti densi di nutrienti e sazianti
come cereali integrali, legumi ricchi di fibre, ortaggi, frutti e pesce. In altre parole, alimenti
che apportano tanti nutrienti relativamente al numero delle calorie che contengono. Inoltre,
quando digiunate bevete molti liquidi senza calorie per restare idratati in assenza di alimenti
che contengono acqua.
3. Mangiate pulito Perderete grasso solo se non userete i periodi non di digiuno per
abbuffarvi. La “dieta normale” deve essere ricca di alimenti interi, non di mine nutrizionali antiuomo.
Comunque il DI può essere più permissivo di molte altre diete, perciò non perdetevi
troppo nel calcolare quante calorie state assumendo.
4. Siate pazienti Il corpo può impiegare un paio di settimane per abituarsi al digiuno
intermittente. Perciò, se sperimentate effetti collaterali come nervosismo, confusione mentale,
volubilità o scarsa energia, probabilmente questi sintomi scompariranno nel tempo.
5. continuate ad allenarvi Anche nei giorni di digiuno potete comunque allenarvi intensamente.
Infatti, studi mostrano che periodi brevi di digiuno non compromettono la prestazione
atletica e per alcuni l’attività fisica può ridurre temporaneamente l’appetito. Tuttavia, se non vi
sente completamente a posto, allontanatevi dal rack per lo squat.


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2 luglio 2017

La dieta acida sta sabotando i risultati dell'allenamento?

Il fattore acido… sta sabotando i vostri guadagni muscolari?


Dal punto di vista alimentare, la crescita muscolare ha luogo quando i fattori anabolici predominano su quelli catabolici. I fattori anabolici comprendono un ambiente ormonale favorevole allo stimolo dei guadagni di forza e massa muscolare, come l'aumento dei livelli di testosterone e di ormone della crescita e un rilascio controllato di insulina al momento giusto. L'ormone catabolico principale, invece, è il cortisolo che è secreto dalla corteccia delle ghiandole surrenali, situate proprio sopra i reni. Una dieta ricca di proteine è essenziale anche per favorire l'anabolismo muscolare perché i componenti degli alimenti proteici, gli aminoacidi, sono direttamente coinvolti nella sintesi proteica muscolare. Inoltre, gli aminoacidi contribuiscono anche a limitare gli effetti del cortisolo.

     Il cortisolo è rilasciato quando il corpo si trova in condizioni di stress molto forte e, in questo senso, ha un ruolo protettivo: in presenza di un evento particolarmente stressante, come uno shock, una carenza di cortisolo può provocare persino la morte. L'attività fisica stessa è una forma di stress che, nelle condizioni giuste, risulta benefica. L'organismo reagisce all'allenamento rafforzando il sistema muscolare e quello cardiovascolare; d'altra parte, il corpo ha solo una capacità limitata di farlo e uno stress eccessivo può sopraffare le difese corporee, provocando una malattia. Così, il superallenamento è uno stress eccessivo che porta a una perdita muscolare, perché il corpo non riesce a far fronte a uno stress indotto di tale entità.

     Una causa meno nota della perdita muscolare che è comune fra molti bodybuilder comprende alterazioni nell'equilibrio corporeo fra acidi e basi. L'organismo funziona al meglio all'interno di un determinato range di pH, che è un indicatore dell'acidità. Ogni bodybuilder conosce bene il bruciore indotto da una serie intensa; esso è provocato da un accumulo di ioni idrogeno che segnala che la fine di quella serie particolare è vicina. In condizioni di acidità elevata gli enzimi muscolari addetti alla produzione energetica non riescono a lavorare e questo impedisce la contrazione muscolare. Il corpo, però, è influenzato anche dall'acidità sistemica.

     Sebbene l'acidità elevata si verifichi spesso in condizioni patologiche come attacchi cardiaci o collassi renali, ne esiste anche una forma più sottile che, spesso, non è riconosciuta immediatamente. L'acidità sistemica metabolica è legata alla dieta e, in particolare, a una rottura dell'equilibrio fra alimenti che innalzano l'acidità e cibi a base alcalina. La maggior parte degli alimenti ricchi di proteine, come anche i cereali e i prodotti derivanti dal grano, sono molto acidi. Le proteine generano acidità a causa della presenza di alcuni aminoacidi contenenti zolfo (metionina, cisteina e taurina). Lo zolfo presente in questi aminoacidi stimola la produzione di acido e, in particolare, di acido solforico altamente caustico.

     Normalmente, il corpo neutralizza l'acidità in eccesso grazie a vari tamponi, fra cui bicarbonato, fosfato e carnosina muscolare. Questo sistema tampone è rafforzato dall'assunzione di alimenti ricchi di minerali alcalini, quali potassio, magnesio e calcio. Gli alimenti alcalini sono principalmente frutta e verdura.

     Cosa accade quando si segue una dieta ricca di proteine e non si assumono alimenti alcalini? Studi mostrano che la maggior parte delle persone tende a seguire una dieta molto acida, principalmente perché non mangia abbastanza frutta e verdura. Invecchiando, la funzionalità renale declina; i reni sono l'organo principale di escrezione dell'acido in eccesso, di conseguenza molti anziani soffrono di uno stato di lieve acidosi cronica. Altri studi mostrano che anche le persone obese che seguono diete per perdere grasso corporeo sono portate a sviluppare questa acidosi lieve. Infatti, l'aumento dei livelli di acidità determinato da queste diete può causare una perdita muscolare che, a sua volta, provoca una riduzione del ritmo metabolico a riposo (e questo quasi sicuramente assicura la riacquisizione del grasso perso). Altri studi mostrano che la somministrazione di un agente tampone, come il bicarbonato di potassio, arresta la perdita muscolare; il modo migliore per ottenere questo effetto è mangiare più frutta e verdura.



     In risposta a un innalzamento del grado di acidità corporea, i livelli di cortisolo aumentano, portando a una disgregazione del tessuto muscolare. Quando gli aminoacidi rilasciati dai muscoli sono entrati nel sangue, essi si dirigono verso il fegato in cui sono convertiti in glutamina. I reni usano questa sostanza per sintetizzare ammoniaca, le cui molecole accettano facilmente i protoni acidi e sono, poi, secrete sotto forma di ioni ammonio. Questo provoca un'espulsione degli acidi e, quindi, una riduzione dell'acidità ematica. Questo è uno dei sistemi tampone principali del corpo, ma spiega anche la relazione fra acidità corporea elevata e perdita muscolare.

     Con l'invecchiamento, la situazione si aggrava poiché, spesso, negli anziani la funzionalità renale si riduce in media del 40%. Uno studio recente ha scoperto che negli anziani che mangiano più alimenti di tipo alcalino (come si determina dall'escrezione del potassio, uno dei minerali alcalini principali) la perdita muscolare è minore rispetto a quella di chi mangia solo cibi molto acidi. Gli autori suggeriscono che gli anziani che mangiano frutta e verdura, oltre a una dose sufficiente di proteine, evitano la perdita muscolare che provoca la fragilità.

     Un altro studio recente piuttosto interessante ha analizzato 1.136 donne giovani con età fra 18-22 anni per scoprire una qualche associazione fra la rottura dell'equilibrio acidi/basi e i fattori di rischio cardiovascolare. Lo studio ha scoperto collegamenti positivi fra l'assunzione di cibi altamente acidi e pressione del sangue elevata, aumento delle lipoproteine totali e di quelle a bassa densità e, sorprendentemente, persino un allargamento del punto vita, che è associato alla sindrome metabolica. Si è pensato che tali effetti fossero collegati a un aumento del livello di cortisolo indotto dall'assunzione di cibi molto acidi, associata a una perdita di minerali come citrato e calcio, che agiscono come tamponi nel corpo.

     Cosa significa questo per i bodybuilder che si allenano intensamente? Come ho osservato parlando delle diete povere di carboidrati, uno dei problemi maggiori delle diete ricche di proteine e povere di carboidrati è l'aumento dell'acidità. Alcuni ritengono che tali diete provochino una perdita muscolare che è, spesso, erroneamente attribuita alla carenza di carboidrati. La causa, però, non sono i carboidrati, ma l'acidità elevata che favorisce un aumento del cortisolo.

     La cura è semplice: mangiate più frutta e verdura. Chi non lo fa dovrebbe assumere una quantità sufficiente di minerali alcalini, quali magnesio, potassio e citrato, per bilanciare l'acidità elevata provocata dalla dieta ricca di proteine. Tuttavia, è molto meglio mangiare più cibi alcalini, perché essi forniscono anche altri nutrienti come le fibre che sono, spesso, carenti nelle diete ricche di proteine.

Jerry Brainum

Tratto da Iron Man Italia 2008

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1 luglio 2017

Alla scoperta della glutammina peptide


Glutammina peptide
a cura del dott. Massimo Buonavita e della Dott.ssa Elena Marazzo
Unità Legale e Unità Scientifica di Total Quality Food Consultants S.r.l.
Pubblicato su Olympian's News n.54 all rights reserved


La glutammina è un aminoacido chiave per il metabolismo dei composti azotati. Scoperta come nutriente per migliorare le condizioni di pazienti alimentati per via parenterale, le sue proprietà sono state rivalutate anche per migliorare le performance non solo di sportivi e atleti professionisti, ma anche di tutte le persone che, a livello amatoriale, svolgono un’attività fisica più o meno costante ed impegnativa.
Sebbene le ricerche continuino, ormai è stato accettato che una sua supplementazione possa favorire il recupero dopo un’intensa attività fisica, aiutando il tessuto muscolare a ripristinare i livelli delle riserve impiegate per far fronte allo sforzo.
Nell’esposizione che segue, faremo alcune considerazioni generali sugli aminoacidi, categoria cui la glutammina peptidica appartiene.
Illustreremo quindi le caratteristiche chimiche peculiari della glutammina, e ci soffermeremo sulle sue proprietà specifiche, con particolare riferimento al bilancio dell’azoto, ai modi con cui assumerla e alla sua “essenzialità”, per poi terminare con alcune considerazioni sui dosaggi.

Caratteristiche chimiche degli aminoacidi
Gli aminoacidi sono composti azotati costituiti in generale da:
• un gruppo aminico (indicato con -NH2)
• un gruppo carbossilico con proprietà acide (indicato con -COOH)
• un gruppo caratteristico (indicato con -R)
tutti i gruppi sono legati allo stesso atomo di carbonio detto “carbonio alfa” (Ca) come si vede in Fig. 1.

Fig. 1 Rappresentazione schematica di un aminoacido, con evidenziati il gruppo amminico e il gruppo acido
Per la prerogativa di possedere la medesima disposizione nello spazio dei gruppi legati al Ca, gli aminoacidi di tutti gli animali e dei vegetali sono stati inclusi nell’insieme denominato “serie L” o “serie naturale”. Questo è il motivo per cui si parla di L-glutammina, L-arginina, L-leucina, ecc. Le proprietà biochimiche degli aminoacidi sono determinate in maniera decisiva dalle caratteristiche delle catene laterali che essi portano legate.
Gli aminoacidi si combinano fra loro tramite ciò che i chimici definiscono “legame peptidico”, formando delle catene lineari con lunghezza variabile da due elementi (dipeptidi), alcuni (oligopeptidi) e molti (polipeptidi). Generalmente, comunque, con il termine “peptide” si intende una sequenza costituita da due fino a 80 aminoacidi circa, a differenza delle proteine che invece di media ne contengono alcune centinaia.
La L-glutammina è un aminoacido non essenziale, estremamente abbondante nei muscoli e nel plasma, la cui forma strutturale è riportata in Fig. 2.


Fig. 2 Rappresentazione della formula chimica della glutammina.

Bilancio dell’azoto e glutammina
Nell’uomo, il “bilancio dell’azoto”, definito come l’equilibrio chimico esistente tra la velocità di sintesi e velocità di degradazione dei composti azotati, è negativo, intendendo con ciò che tali composti vengono comunque espulsi dall’organismo anche in stati carenziali della dieta a causa del fatto che, al contrario di quanto accade per gli zuccheri e per i lipidi, non esistono polimeri di riserva per i composti azotati.
L’uomo, quindi, per poter ricavare il materiale per costruire le proteine, gli acidi nucleici e altri importantissimi composti, dipende per la sua sopravvivenza dalle proteine introdotte con il cibo. È certamente vero che esistono dei sistemi di riciclo che permettono di recuperare, ad esempio, alcuni aminoacidi, ma è altrettanto vero che essi vengono ricavati dal tessuto muscolare.
Il ricambio delle proteine e degli enzimi è un processo continuo, che segue un preciso equilibrio, secondo le esigenze cellulari del momento. I meccanismi di regolazione, tramite specifici segnali che il nucleo riceve e ritrasmette, attivano l’espressione di alcuni geni e l’inibizione di altri. Tra questi vi è la glutammina, che influisce sull’equilibrio dell’azoto cellulare nel tessuto del muscolo scheletrico, aumentando la velocità di sintesi proteica e diminuendone la velocità di degradazione. Quando tale aminoacido raggiunge una concentrazione intracellulare adeguata, si ha l’avvio della divisione cellulare.
Lo scopo per un atleta di utilizzare integratori di aminoacidi, non essenziali, in quanto perfettamente sintetizzabili dalle cellule come la glutammina, è l’aumento della massa muscolare. Per fare ciò occorre attivare le vie anaboliche di sintesi proteica, spostando il bilancio dell’azoto da uno stato negativo ad uno positivo. La glutammina è una sostanza fondamentale per tali processi, in quanto essa svolge un ruolo fondamentale nella duplicazione cellulare e l’organismo ne può produrre solamente in quantità limitata.
Da alcuni studi scientifici eseguiti su atleti, inoltre, è stato rilevato che la demolizione delle proteine avviene comunque (specialmente nel periodo del digiuno) e che l’esercizio fisico di resistenza diminuisce l’intensità di tale fenomeno.
Vogliamo qui puntualizzare che, al fine di ottenere migliori risultati, la “risposta anabolica”, ovvero la crescita muscolare, avviene solamente seguendo una dieta bilanciata, in cui compaiono tutti gli aminoacidi necessari e soprattutto quelli essenziali. In tale contesto, potrebbe essere conveniente utilizzare un integratore alimentare, il cui scopo è proprio quello di sopperire ad un aumentato fabbisogno di determinati nutrienti.
Per quanto siano ancora in fase di verifica e di approfondimento, pare che il miglior momento per utilizzare un integratore a base di glutammina sia la fase di riposo successiva a quella di allenamento. È stato infatti osservato un aumento della sintesi del glicogeno muscolare probabilmente indotto da questo aminoacido. Ciò ci porterebbe alla conclusione che, dopo l’allenamento, una buona strategia per ottenere una maggiore sintesi proteica e di glicogeno muscolari, potrebbe essere un’alimentazione completa (contenente quindi anche vitamine e sali minerali) ricca di carboidrati e alcune proteine.

Integratore “condizionatamente essenziale”
Si è cominciato a utilizzare la glutammina come ingrediente negli integratori alimentari in seguito alla scoperta che essa aveva la proprietà di limitare la velocità delle reazioni proteolitiche in pazienti traumatizzati e in stato di stress fisiologico.
In un certo senso, anche un’intensa attività sportiva o fisica crea degli scompensi a livello muscolare e il ragionamento per cui si potrebbe concludere che la glutammina possa tornare utile anche a soggetti sanissimi, come gli atleti che eseguono performance di potenza e che necessitano quindi di grosse masse muscolari, con lo scopo di mantenere uno stato anabolico cellulare.
I programmi di esercizio fisico intenso e frequente, infatti, spesso producono nell’atleta uno stato di deficienza energetica che solitamente si accompagna alla demolizione delle proteine del tessuto muscolare, provocando un calo della massa così faticosamente guadagnata.
Il 60% di glutammina libera nell’organismo umano è contenuta nel tessuto muscolare. Durante l’attività fisica, specialmente se intensa e prolungata, si ha un calo drastico nella concentrazione plasmatica di tale importante aminoacido. Essendo inoltre un fattore estremamente importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario, si è ipotizzato che l’aumento di infezioni del tratto respiratorio superiore in atleti professionisti fosse dovuto proprio ad un suo consistente calo dopo la performance.
La glutammina può quindi seguire due vie metaboliche completamente diverse: o innescare i processi anabolici (per esempio la sintesi proteica, la divisione cellulare), oppure essere utilizzata dai linfociti. A questo punto l’organismo, per sopravvivere in situazioni di stress, si trova a dover scegliere tra l’efficienza immunitaria e l’avere una massa muscolare possente. La richiesta di glutammina sia plasmatica sia muscolare, quindi, aumenta notevolmente e la velocità di ri - sintesi cellulare e non è in grado di far fronte a quanto viene consumato. La glutammina, allora, è stata classificata come amino acido “condizionatamente essenziale”, poiché l’aumento di un suo apporto ha la funzione di ripristinare l’attività immunitaria senza demolire le “riserve” immagazzinate nelle proteine muscolari.
Occorre però ricordare che gli integratori alimentari sono creati con il preciso scopo di complementare una dieta altrimenti sbilanciata nell’apporto di alcuni nutrienti, per cui non è possibile pensare che per raggiungere un determinato risultato sia sufficiente utilizzare qualche miscela “miracolosa”.
Il vero atleta, quindi, segue con disciplina il programma di esercizi fisici previsti, intervallandoli con un adeguato riposo e alimentandosi con pasti frequenti, facendo attenzione alle sue precise esigenze fisiologiche, che possono implicare anche stati carenziali di sostanze non essenziali come la glutammina. È altresì importante notare che le esigenze fisiologiche per i nutrienti variano nel tempo, per cui occorre sapere qual è il momento in cui il muscolo ne ha maggior bisogno.

Fonti di glutammina peptidica
In commercio esistono molti prodotti contenenti glutammina. Spesso ciò che viene definito in etichetta “glutammina peptidica” non è altro che un frammento proteico ottenuto da proteine presenti in altri alimenti (come il grano o il latte). Solamente tramite un processo di idrolisi completa si ottengono i peptidi di migliore qualità, in quanto pare che un frammento con lunghezza inferiore sia maggiormente digeribile rispetto a quelli più lunghi e quindi possieda una migliore qualità nutrizionale.
Le proteine da cui si ricava la glutammina peptidica possono essere di origine vegetale (glutine, soia) o di origine animale (caseine, siero di latte). In Tab. 1 abbiamo confrontato l’apporto di glutammina rispetto alle diverse tipologie di materie prime.
Materia primaStima del contenuto di glutammina
Glutine
Caseina, sieroproteine (*)
30 %
3 - 10 %
Tab.1 Confronto del contenuto di glutammina tra diverse tipologie di materie prime
(*) Le proteine animali apportano principalmente un altro aminoacido, il glutammato (Glu) (Fig.3), che può seguire vie metaboliche diverse, di cui una è la sua conversione in glutammina (Gln) ad opera dell’enzima glutammina sintetasi secondo la reazione:
NH3 + Glu + ATP —> Gln + ADP + Pi
Tale reazione avviene frequentemente nelle cellule ed è di notevole importanza, in quanto fa parte del sistema di trasporto dell’ammoniaca, che in forma legata perde la sua citotossicità. Si pensi, ad esempio, che il 90% dell’azoto dell’organismo viene rilasciato sotto forma di glutammina.



Fig. 3 Rappresentazione della formula chimica del glutammato.
Sono ancora molte le opinioni sulla forma chimico-fisica ottimale della glutammina da utilizzare come ingrediente per gli integratori. Sicuramente vi sono notevoli difficoltà per quanto riguarda la sua stabilità sia quando essa si presenta come polvere, sia soprattutto sciolta nei liquidi. Mentre nel secondo caso la trasformazione di glutammina in glutammato per reazione con l’acqua è praticamente inevitabile, nel primo caso si è pensato di creare sistemi più stabili, come, appunto, i peptidi. Pare infatti che la glutammina legata possa garantire una migliore durabilità.

Dosaggi consigliati e uso
La dose giornaliera di glutammina consigliata dai produttori è di 1.0 g circa. Alcuni ricercatori hanno indicato dosaggi molto superiori a questo per evitare un calo nella concentrazione di glutammina plasmatica (circa 0.1 g per kg corporeo) in seguito ai risultati ottenuti. Tuttavia, è consigliabile seguire le modalità d’uso e le indicazioni riportate in etichetta, per evitare danni alla salute.
In alcuni soggetti, per esempio, un dosaggio eccessivo ha procurato problemi gastrointestinali. Circa l’uso prolungato per dosi superiori ad 1.0 g/die, non vi sono dati disponibili, ma gli integratori di aminoacidi generalmente sono controindicati per le persone affette da disordini renali, a causa dell’aumento nel carico del metabolismo azotato.
Per questo il Ministero della salute ha stabilito di riportare una simile avvertenza sull’etichettatura degli integratori di aminoacidi, che tra l’altro ne sconsigli l’uso prima dei 12 anni di età e durante la gravidanza.

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7 giugno 2017

Tessuto Connettivo: Cosa sono i glicosamminoglicani?


Glicosamminoglicani
di Elzi Volk
thinkmuscleusa
 
Cosa sono i glicosamminoglicani?
 
Stefano Travaglini Campione Italiano assoluto NBFI 2016 e WNBF PRO
Portavoce 2016/2017 della Olympian's srl www.olympianstore.it
 
 
 
I proteoglicani sono molecole molto grandi composte di proteine con attaccate catene di polisaccaridi dette glicosamminoglicani (GAG) (vedere la parte 1). Le catene GAG contengono unità ripetitive di zuccheri modificati: uno o due zuccheri (glucosammina e galattosamina) e un acido uronico. Molte di queste catene sono attaccate a una proteina centrale e sono chiamate collettivamente monomero proteoglicano (PG). Provate a immaginare uno scovolino, le spatole sono i GAG. Il peso molecolare di un monomero PG può essere un milione. Nella cartilagine articolare, fino a cento di questi monomeri possono legarsi a una catena di acido ialuronico per formare un aggregato PG. Il peso molecolare di un aggregato può arrivare a 100.000.000.
I GAG più importanti sono classificati secondo le sottounità saccaride-acido uronico:
  • Acido ialuronico (HA), non solforato, è una molecola grande presente nel liquido sinoviale delle articolazioni.
  • Dermatansolfato, un GAG relativamente piccolo, largamente diffuso nel corpo (pelle, vasi ematici e valvole cardiache). È presente in piccole quantità nelle cartilagini e nel tessuto connettivo denso.
  • Condroitinsolfato (CS), una molecola molto grossa, spesso aggregata all'HA. La CS è il GAG più abbondante nel corpo, si concentra soprattutto nelle cartilagini, nei tendini e nei legamenti.
  • L'eparina è un elemento intracellulare delle mastocellule ed è presente nel fegato, nei polmoni e nella pelle. Clinicamente è usato come anticoagulante e agente di eliminazione dei lipidi.
  • Il cheratansolfato è presente insieme alla condroitinsolfato in molti tipi di tessuto connettivo, compresa la cartilagine.
Con l'eccezione dell'acido ialuronico, le unità GAG sono solforate e, di conseguenza, con forte carica negativa (a causa dell'alta densità di SO 4 - e COO-), ciò permette l'attrazione e la cattura dell'acqua. La natura di alta densità di cariche negative determina le proprietà fisiche dei PG. A causa della loro forte attrazione per l'acqua, i PG sono viscosi, ideali per la lubrificazione delle articolazioni. Le cariche si respingono l'una con l'altra, questo dà loro una struttura aperta e riempie gli spazi. Queste caratteristiche biochimiche contribuiscono alle proprietà meccaniche dei PG nella cartilagine articolare, come l'assorbimento e la distribuzione del carico di compressione, e proteggono le strutture nelle articolazioni dal danno meccanico. I PG trasportano due o più tipi di catene GAG, la cui dimensione e composizione cambiano secondo le specie, l'età o le malattie. Le parti 2 e 3 di questa serie hanno discusso delle alterazioni nel tessuto connettivo durante il processo di invecchiamento e in alcune patofisiologie, dovute a deficit nutrizionali, abuso, infiammazione, diabete e molti farmaci (vedere le parti 2-3). Dopo la secrezione da parte dei condrociti e dei fibroblasti, i PG sono lentamente ma continuamente avvicendati (vedere la parte 1). Nella parte 1 abbiamo detto che i meccanismi di ricambio dei PG devono essere sincronizzati con la sintesi affinché il contenuto di PG sia mantenuto a un livello costante. Poiché i PG contribuiscono a regolare la sintesi di collagene da parte delle cellule del tessuto, la perdita sostenuta di PG può precedere una grossa perdita di collagene.
Poiché i PG contribuiscono a
regolare la sintesi di collagene
da parte delle cellule del
tessuto, la perdita sostenuta
di PG può precedere una
grossa perdita di collagene.
Come detto precedentemente (parte 2), gli animali sono un modello importante per la ricerca sul tessuto connettivo (CT). Perciò, la gran parte della nostra conoscenza del metabolismo e della fisiologia del CT origina dagli studi sugli animali e in vitro. Spesso ottenere tessuto CT umano intatto per gli studi istologici e biochimici è proibitivo. Comunque, tessuti CT umani intatti per gli studi sono stati ottenuti dai cadaveri freschi o da pazienti che hanno subito interventi chirurgici ortopedici. Alcuni studi hanno usato le concentrazioni nell'urina di indici biochimici per misurare la disgregazione di collagene nell'attività fisica 1 . Benché meno predominanti nella letteratura, è possibile usare come indici le misurazioni dei metaboliti PG nella cartilagine, però è necessaria l'estrazione del liquido articolare 2 .
Probabilmente, questi indici indiretti non sono attendibili come gli studi sul tessuto reale; perciò, gli studi sul CT umano in vivo si basano soprattutto su casi clinici. Inoltre, problemi metodologici hanno compromesso la letteratura sul CT umano. Perciò, è necessario usare molta attenzione nell'interpretazione e nell'estrapolazione della letteratura.

Agenti condroprotettivi
Una modalità recente non convenzionale per alcuni infortuni e malattie al CT, è un gruppo di sostanze naturali chiamate agenti condroprotettivi (CA). Spesso raggruppati in una categoria più grande di sostanze dette "nutriceutici", questi agenti sono anche non farmaci. Poiché la letteratura su queste sostanze è stata contraddittoria, la maggior parte dei medici e dei terapeuti esperti di malattie e riabilitazione del CT non ha riconosciuto i benefici dei CA. Anche se le notizie di CA che da soli possono curare le malattie delle articolazioni o prevenire completamente gli infortuni sono sicuramente non attendibili, possono comunque rivelarsi una terapia aggiunta efficace. Raggiungere e mantenere il controllo di altri fattori, come il controllo del peso e le variazioni nella dieta, è un'azione cruciale. Inoltre, è possibile inserire altre modalità, come la fisioterapia, la termoterapia e i farmaci appropriati, insieme ai fattori e ai CA sopraddetti. I vari CA disponibili sono discussi qui con riferimento ad altre modalità dove applicabili.
Cosa interessante, i CA sono usati
a scopo veterinario da molti
decenni. Solo negli ultimi 10 anni
queste sostanze sono state
studiate per la terapia umana.
Quasi tutta la ricerca sull’uomo si
concentra sull’osteoartrite (OA),
interessandosi poco, o punto,
di altri CT, come i problemi ai
legamenti e ai tendini.
Cosa interessante, i CA sono usati a scopo veterinario da molti decenni. Solo negli ultimi 10 anni queste sostanze sono state studiate per la terapia umana. Quasi tutta la ricerca sull'uomo si concentra sull'osteoartrite (OA), interessandosi poco, o punto, di altri CT, come i problemi ai legamenti e ai tendini. Al momento, alcuni veterinari stanno usando i CA come modalità aggiunta per gli infortuni ai tendini e ai legamenti dei cavalli.
Speriamo che queste cure siano alla fine studiate anche nell'uomo. Fino ad allora, l'estrapolazione della letteratura sui CA per il metabolismo dei tendini e dei legamenti è limitata.
Molte classi di sostanze sono chiamate CA, ognuna ha struttura ed efficacia diverse. La ricerca sull'OA si concentra soprattutto sulla disgregazione prolungata della cartilagine e sullo stimolo per la rigenerazione della cartilagine, con concomitante riduzione di sintomi come dolore, rigidità ecc. È possibile somministrare queste sostanze iniettandole nell'articolazione (intra-articolare), intramuscolo (nel muscolo) oppure oralmente. Qui sono discusse alcune delle sostanze somministrate nell'articolazione e nel muscolo, comunque l'accento sarà posto sulle sostanze somministrate oralmente.
Pentosano polisolfato
Il pentosano polisolfato (PPT) è un prodotto sintetico tratto dall'albero faggio. Come polisaccaride polisolfato, è simile all'eparina. Anche se alcuni "guru" sportivi consigliano il suo uso per gli atleti con infortuni al CT, l'uso umano del PPS è approvato negli USA solo per la cura della cistite interstiziale (infiammazione della vescica) 5 . È usato clinicamente qui e in Europa come agente anti-trombosi.
Alcuni studi hanno mostrato alcuni benefici nella cura dell'OA negli animali, però i risultati sono inconcludenti a causa del metodo di somministrazione. Le iniezioni intra-articolari di PPS hanno ridotto la perdita di acido ialuronico indotta da iniezioni intra-articolari concomitanti di idrocortisone nella cartilagine articolare dei conigli 3 . Inoltre, le iniezioni intra-articolari di PPS hanno ridotto l'erosione della cartilagine nei canidi con OA indotta artificialmente 4 . Comunque, nell'uomo si sono verificati molti casi di trombocitopenia indotta da PPS, una condizione con numero anormalmente piccolo di piastrine nel sangue e che può causare l'ictus 6,7 . La letteratura indica che il PPS può indurre questa condizione se il metodo di somministrazione è intramuscolo o sottocute e indifferentemente dalla dose (di profilassi o curativa). Anche se la letteratura non esamina la sicurezza delle iniezioni intra-articolari di PPS, questa può essere l'unica strada sicura di somministrazione per curare l'OA.
Ialuronato
Il sodio ialuronato (HA) è un polisaccaride con grande peso molecolare creato dalla fermentazione batterica. Differisce da altri GAG in quanto non è solforato. Ricordatevi, dalle parti 1 e 2, che il liquido sinoviale normale contiene acido ialuronico come sostanza naturale di lubrificazione e ammortizzazione. È anche un elemento integrante dei PG della cartilagine articolare.
Da lungo usati nella cura dell'OA nei cavalli, l'HA e i suoi derivati sono stati anche somministrati per la cura dell'OA nell'uomo. Essendo usato clinicamente da molti decenni in Europa, la maggior parte degli studi sull'HA origina da lì. Poiché l'HA non è ben assorbito oralmente, le iniezioni intra-articolari di HA molto purificata puntano a ripristinare le proprietà liquide della matrice extracellulare nelle articolazioni artritiche. Anche se i meccanismi di azione non sono chiari, gli scienziati pensano che l'HA moduli molte funzioni cellulari riducendo così la risposta infiammatoria e del dolore 8 .
Glicosamminoglicani polisolfati (Arteparon)
In Europa, un gruppo di GAG condroitina sovra-solforato è studiato e usato largamente da molti decenni. Arteparon è il nome commerciale per il glicosamminoglicano polisolfato usato più comunemente nella somministrazione umana, laddove l'Adequan è usato per i casi veterinari nei cani e nei cavalli. Solitamente l'Arteparon è somministrato intra-articolazione, però anche la strada intramuscolare ha dimostrato di essere terapeutica. Molti studi clinici hanno dimostrato l'efficacia dell'Arte-paron nella cura della calcificazione della cartilagine, della condromalacia (ammorbidimento della cartilagine) e di altre malattie degenerative delle articolazioni. I meccanismi proposti comprendono effetti anabolici (maggiore sintesi di PG e collagene) e anticatabolici (inibizione degli enzimi degenerativi e dei medi infiammatori).
Quando i GAG sono iniettati nell'articolazione, agiscono velocemente e la riduzione del dolore può verificarsi dopo pochi giorni. Comunque, la cura con le sostanze sopraddette necessita di molte (3-5) iniezioni settimanali per molte settimane. Di conseguenza, il trattamento che utilizza questo metodo di somministrazione richiede molte visite in ambulatorio e ha un costo alto. In alternativa, la somministrazione orale di GAG (glucosammina e condroitina solfato) può offrire una modalità meno costosa e di facile somministrazione per gli infortuni e le malattie degenerative delle articolazioni.
Glucosammina
Fino a poco tempo fa, i medici si sono affidati principalmente all'alleviazione dei sintomi per ripristinare una certa mobilità e funzionalità nei pazienti affetti da OA e altre malattie degenerative articolari. Generalmente, la cura convenzionale prevede farmaci antinfiammatori non steroidei (NSAID) o corticosteroidi. Comunque, come discusso nella parte 3 di questa serie, l'uso di questi farmaci non è privo di effetti collaterali. Inoltre, la ricerca ha mostrato che l'uso a lungo termine di queste sostanze può inibire la sintesi di collagene e di GAG, smorzando il meccanismo di riparazione. La ricerca di nuove cure si è concentrata sulle sostanze che potrebbero incrementare la sintesi e inibire il catabolismo degli elementi della matrice. Sono stati presi in considerazione anche il costo e la facilità di somministrazione. Un numero crescente di ricerche e di studi clinici afferma che i GAG orali (glucosammina e condroitina solfato) possono essere probabili candidati. La glucosammina (GA) è un ammino-zucchero naturale sintetizzato dai condrociti a partire dal glucosio. La maggior parte dei GAG (eparina, ialuronato, cheratansolfato) contiene glucosammina. Inoltre, la GA si converte facilmente in galattosammina (tramite gli enzimi), presente nella condroitina e nel dermatansolfato. Poiché la disponibilità della glucosammina è il fattore limitante nella sintesi dei GAG e dei PG, la maggiore disponibilità di GA può incrementare la sintesi di queste macromolecole. Probabilmente, la maggiore sintesi di GAG e di PG può annullare o magari rovesciare alcune delle degradazioni che si verificano con gli infortuni e le malattie articolari.
A differenza di altri GAG, gli studi hanno usato metodi di somministrazione intramuscolare, endovena e orali per la somministrazione di GA nei modelli animali anni prima degli studi sull'uomo. Allo stesso modo, l'uso veterinario di GA nei canidi e negli equini è comune da decenni. Molti autori riscontrano un'efficacia buona o addirittura eccellente dei GAG per la cura dell'OA e di altre malattie articolari degenerative in queste specie animali 9-11 .
I risultati dalle prove sull'uomo dimostrano che la GA può produrre una riduzione graduale e progressiva del dolore articolare oltre a un incremento della mobilità e della funzionalità dell'articolazione, senza tossicità 12,13 . Infatti, alcuni studi mostrano che la GA può essere uguale al trattamento con alcuni NSAID per quanto riguarda il controllo dei sintomi, però con meno effetti collaterali 14,15 . In base a molti studi recenti a breve termine, ci sono sempre più prove che indicano che la GA può fornire benefici terapeutici per i soggetti affetti da OA.
Molte delle informazioni disponibili sull'assorbimento, sulla biodisponibilità e sull'efficacia nei modelli animali, hanno poste le basi per la farmacocinetica e gli effetti terapeutici nell'uomo. La GA somministrata sotto forma di sale (idrocloruro, solfato o idroiodide) è ben assorbita negli animali e nell'uomo 16,17 . Inoltre, gli studi mostrano che la farmacocinetica della GA nell'uomo non differisce molto da quella nelle cavie e nei cani. Nell'uomo, circa l'87% della GA marcata radioattivamente e somministrata oralmente è stata assorbita con biodisponibilità del 26% dopo il metabolismo di primo passaggio. La GA marcata radioattivamente assorbita dall'intestino è ben distribuita nel plasma e successivamente nei tessuti del corpo. La cartilagine articolare è uno dei tessuti con le concentrazioni più alte.
Condroitina solfato
La condroitina solfato (CS) è presente in molti tessuti nel corpo come tendini, ossa e cornea oculare. Inoltre, la CS è il GAG più abbondante nella cartilagine articolare. La CS ha dimostrato in vitro di inibire molti enzimi degradanti che distruggono la cartilagine ed esibisce attività antiinfiammatoria. Perciò, gli autori ipotizzano che la CS abbia un effetto protettivo piuttosto che un effetto anabolico come visto per la GA.
Come negli studi sulla GA, la CS ha dimostrato in prove cliniche di incrementare il movimento oltre a ridurre il dolore e l'uso degli NSAID nei pazienti affetti da OA 23-25 . Come nel caso della GA, la risposta terapeutica alla CS è graduale e si manifesta settimane dopo l'inizio della terapia. I GAG esogeni necessitano di periodi di trattamento prolungati perché le sostanze devono entrare nel metabolismo della cartilagine articolare. Ciò nonostante, dopo l'interruzione del trattamento i miglioramenti clinici persistono. Inoltre, i pazienti sperimentano pochi effetti collaterali.
I risultati dalle prove sull’uomo dimostrano
che la GA può produrre una riduzione
graduale e progressiva del dolore articolare
oltre a un incremento della mobilità e della
funzionalità dell’articolazione, senza tossicità.
La letteratura sugli studi sulla biodisponibilità è contraddittoria. Baici et ali hanno sperimentato statisticamente poche variazioni nella concentrazione ematica di GAG dopo la somministrazione orale di CS nell'uomo 18 . Tuttavia, la validità della metodologia usata nello studio di Baici et ali è stata messa in dubbio 19 . Conte et ali hanno dimostrato in due studi, uno dei quali ha usato la CS marcata radioattivamente, che nelle cavie e nei cani era assorbito il 70% delle dosi orali 20,21 . La radioattività è stata associata a sostanze polisaccaridi con massa alta, intermedia e bassa. Poiché la CS è una molecola grande, gli autori ipotizzano che sia assorbita parzialmente nell'intestino dopo la digestione, con una preferenza per l'assorbimento delle molecole più piccole 21,22 . Conte et ali hanno anche dimostrato un incremento (10-20%) dopo 2-3 giorni del livello ematico in stato neutro di CS, quando somministrata giornalmente a soggetti umani 21 . Dopo 5 giorni di somministrazione giornaliera della CS, sono stati riscontrati nei campioni di liquido sinoviale tratti da soggetti umani incrementi dello ialuronato e variazioni nella dimensione dei GAG. Questi risultati dimostrano che i polisaccaridi che originano dai GAG orali sono incorporati nei tessuti.
Sinergia fra GA e CS
Anche se gli studi parlano di benefici dati dall'uso dei due GAG singolarmente, alcuni autori ipotizzano che combinare i due GAG sia sinergico. Poiché la glucosammina e la condroitina solfato hanno meccanismi di azione positivi ma diversi, combinare queste sostanze produce una risposta sinergica nella cartilagine articolare. Usando i due GAG insieme:
  • sarà stimolato il metabolismo dei condrociti e dei sinoviociti,
  • saranno inibiti gli enzimi degradanti.
Di conseguenza, l'uso concomitante di entrambi i GAG può tradursi in un incremento netto nella sintesi della cartilagine, rallentando perciò la progressione dell'OA e diminuendo anche i sintomi della malattia. Molti studi sia sull'uomo sia sugli animali hanno somministrato CS e GA combinati, però non sono stati fatti confronti con i GAG somministrati singolarmente. Gli studi pubblicati disponibili offrono risultati promettenti di miglioramento dei sintomi dell'osteoartrite grazie al trattamento con GAG esogeni. Tuttavia, all'evidenza si contrappone la controversia proveniente dai medici della scuola predominante. Per esempio, i GAG non sono consigliati dalla Arthritis Foundation. Nonostante le testimonianze crescenti che i GAG possono ricoprire un ruolo nella gestione dell'osteoartrite, il loro uso non è consigliato in base agli studi scientifici disponibili a causa di gravi pecche progettuali o dell'insufficienza dei dettagli. Gli studi sono criticati per il numero limitato dei soggetti. Inoltre, anche se non è stata riscontrata nessuna tossicità a breve termine, è necessario investigare sulla sicurezza a lungo termine dei GAG. Sono stati riscontrati alcuni effetti collaterali nell'uomo, andrebbero esaminati gli effetti dei GAG sui pazienti con malattie preesistenti, specialmente nel caso di malattie che riguardano la coagulazione. Terzo, nessuno studio ha esaminato il loro uso in altre forme di artrite o in altre malattie del tessuto connettivo.
Storicamente, la maggior parte dei dati sull'uso dei GAG è stata tratta da studi europei. Fino all'anno scorso, non era stato eseguito nessuno studio negli USA. Das et ali hanno condotto la prima indagine clinica negli USA sull'uso dei GAG per la cura dell'OA 27 . Philippi et ali hanno eseguito il primo studio dell'uso dei GAG per curare la malattia degenerativa dell'articolazione del ginocchio o della parte bassa della schiena negli atleti 28 . Entrambi gli studi dimostrano l'efficacia dei GAG nella cura dell'OA al ginocchio. Il secondo studio non ha mostrato nessun beneficio statistico per la malattia degenerativa dell'articolazione spinale. C'era, tuttavia, una tendenza ad alcuni benefici e gli autori auspicano un esame successivo con un campione più grande e di durata più lunga per chiarire meglio la situazione.
È stato fissato un protocollo per la progettazione e la conduzione delle prove cliniche negli studi sull'OA 26 . Speriamo che altri studi esaminino la dose più efficace e gli effetti a lungo termine dei GAG oltre che la loro combinazione con le cure tradizionali per l'OA. La ricerca in corso sugli animali può dimostrare l'efficacia dei GAG per altre malattie del tessuto connettivo. Al momento, ai soggetti è consigliato di seguire le indicazioni di cura standard, come il controllo del peso corporeo, l'attività fisica, l'alimentazione adeguata e la termoterapia. Comunque, l'uso dei GAG, congiuntamente all'uso appropriato di altre cure, può fornire un maggiore sollievo dei sintomi e proteggere la cartilagine dalla degradazione. La glucosammina e la condroitina solfato sono prodotti da banco, singolarmente o combinate. Poiché sono considerate prodotti naturali e integratori alimentari, i GAG non sono né controllati né regolati dalla Federal Drug Administration (FDA) per la purezza, che può variare enormemente secondo le tecniche di estrazione e la tecnologia di analisi. La purezza può determinare l'efficacia, specialmente considerando che tutte le ricerche e gli studi clinici hanno usato sostanze purificate. Le informazioni dalla University of Maryland School of Pharmacy hanno mostrato che le analisi di molti prodotti commerciali di GAG non corrispondono a quanto scritto sull'etichetta 29 . Gli acquirenti dovrebbero quindi fare attenzione a comprare da produttori rispettabili che usano sostanze pure e possono garantire il prodotto finito. La Nutramax Laboratories Inc. 31 offre al momento l'unico prodotto brevettato negli USA con combinazione di GAG per l'uso animale e umano. I loro prodotti sono usati largamente negli esami clinici sia sull'uomo sia sugli animali.
L’integrazione con i GAG può essere
importante per gli atleti, considerando
lo stress per il tessuto connettivo durante
le attività sportive e la crescente frequenza
degli infortuni ai tessuti molli nel corso
degli ultimi due decenni.
Secondo gli studi, la dose giornaliera standard per la glucosammina è 1.000-1.500 mg e 800-1.200 mg di condroitina solfato suddivisi in 2-3 dosi. Una dose di carico è consigliata per un minimo di due mesi. La maggior parte dei soggetti dovrebbe vedere un miglioramento in otto settimane o meno. In seguito, è possibile ridurre le dosi giornaliere di mantenimento a 500 mg di GA e 400 mg di CS o più, secondo la malattia. Altre due sostanze usate frequentemente con i GAG sono il manganese e l'acido ascorbico. Il manganese è un minerale che serve da cofattore nelle reazioni biochimiche nel metabolismo del tessuto connettivo articolare, come la sintesi di GAG. Le deficienze di manganese si traducono nella formazione di ossa e cartilagini anormali. Mancano tuttavia evidenze dell'efficacia del manganese per l'osteoartrite. Vi ricorderete dalle sezioni precedenti di questa serie che l'acido ascorbico (vitamina C) è un cofattore importante nella sintesi del collagene e che le deficienze possono tradursi in cattiva guarigione delle ferite (vedere la parte 3).
Le questioni sollevate dai soggetti affetti da diabete riguardano la sicurezza dell'uso dei GAG. Anche se la GA e la CS sono classificate come carboidrati, il corpo non le disgrega in glucosio. Di conseguenza, non incrementano la glicemia rappresentando una fonte di glucosio. Comunque, poiché molti fattori possono influenzare la secrezione di insulina e i livelli ematici di glucosio nei diabetici, a quelli che usano i GAG è consigliato di controllare frequentemente i loro livelli di glucosio.
Recentemente, i media hanno proclamato i GAG come "la cura" per l'artrite. Le evidenze a sostegno di questa affermazione non sono sconvolgenti. L'analisi critica della letteratura con pochi studi ben controllati non supporta per ora l'uso dei GAG come una cura. Tuttavia, crescenti evidenze fornite dagli studi in vitro e da esami clinici migliori sugli animali e sull'uomo (più soggetti, regime di trattamento costante, protocolli casuali e a doppio cieco) dimostrano che i GAG possono essere efficaci come terapia aggiunta per l'OA. Inoltre, è auspicabile che studi futuri indaghino sulla loro utilità nella cura di altri tipi di artriti e malattie e infortuni del tessuto connettivo. Perciò, l'integrazione con i GAG può essere importante per gli atleti, considerando lo stress per il tessuto connettivo durante le attività sportive e la crescente frequenza degli infortuni ai tessuti molli nel corso degli ultimi due decenni 30 .
Comunque, ai consumatori si consiglia di essere attenti quando scelgono un prodotto GAG. Gli studi tendono a supportare il sinergismo di GA e CS e non tutti i prodotti in commercio contengono entrambi i GAG. Inoltre, poiché sono classificati come integratori alimentari, la forza e la purezza dei prodotti GAG non sono soggette alla regolamentazione o al controllo della FDA. Perciò, cercate un prodotto di un produttore rispettabile che può fornire l'analisi della qualità. Nel frattempo, mangiate bene, allenatevi in modo intelligente e integrate con solo quanto necessario.

Integratori di qualità a base di Glucosammina, Condroitina e MSM
 
 


Bibliografia
 1 Brown SJ, Child RB, Day SH, Donnelly AE. Indices of skeletal muscle damage and connective tissue breakdown following eccentric muscle contractions. Eur J Appl Physiol 1997, 75:369-374.
2 Bayliss MT, Davidson C, Woodhouse SM, Osborne DJ. Chondroitin sulphation in human joint tissue varies with age, zone and topography. Acta Orthrop Scand (Supp 266) 1995, 66:22-25.
3 Kongtawelert P, Books PM, Ghosh P. Pentosan polysulfate (Cartrophen) prevents the hydrocortisone induced loss of hyaluronic acid and proteoglycans from cartilage of rabbit joints as well as normalizes the keratan sulfate levels in their serum. J Rheum 1989; 16:1455-1459.
4 Rogachefsky RA, Dean DD, Howell DS, Altman RD. Treatment of canine osteoarthritis with sodium pentosan polysulfate and insulin-like growth factor-1. Ann N Y Acad Sci. 1994, 732:392-4.
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8 Davis WM. The role of glucosamine and chondroitin sulfate in the management of arthritis. Drug Topics 1998, April (suppl):3S-13S.
9 Anderson MA , Slater MR, Hammad TA. Results of a survey of small-animal practitioners on the perceived clinical efficacy and safety of an oral nutraceutical. Prev Vet Med 1999, 38:65-73.
10 Hanson RR, Smalley LR, Huff GK, et al. Oral treatment with a glucosamine-chondroitin sulfate compound for degenerative joint disease in horses: 25 cases. Equine Pract 1997, 19(9):16-20.
11 Lippiello L, Idouraine A, McNamara PS, et al. Cartilage stimulatory and antiproteolytic activity is present in sera of dogs treated with a chondroprotective agent. Canine Pract 1998, 23(6):10-12.
12 Reichelt A, Forster KK, Fisher M, et al. Efficacy and safety of intramuscular glucosamine sulfate in osteoarthritis of the knee. Arzneimittelforschung 1994, 44(1):75-80.
13 Da Camara CC, Dowless GV. Glucosamine sulfate for osteoarthritis. Ann Pharmacol 1998, 32:580-587.
14 Vidal y Plana RR, Bizzarri D, Rovati AL. Articular cartilage pharmacology: I. In vitro studies on glucosamine and non-steroidal anti-inflammatory drugs. Pharmacol Res Commun. 1978,10(6):557-69.
15 Raiss R. Effect of D-glucosamine sulfate on experimentally injured articular cartilage. Comparative morphometry of the ultrastructure of chondrocytes. Fortschr Med. 1985, 27;103(24):658-62.
16 Senikar I, Giacchetti C, Zanolo G. Pharmacokinetics of glucosamine in man. Arzneimittelforschung 1986, 36:729-735.
17 Senikar I, Palumbo R, Canali S, et al. Pharmacokinetics of glucosamine in man. Arzneimittelforschung 1993, 43:1109-1113.
18 Baici A, Horler D, Moser B, et al. Analysis of glycosaminoglycans in human serum after oral administration of chondroitin sulfate. Rheumatol Int 1992, 12:81-88.
19 Lualdi P. Bioavailability of oral chondroitin sulfate. Rheumatol Int 1993, 13:39-40.
20 Conte A, de Bernardi M, Palmieri L, et al. Metabolic fate of exogenous chondroitin sulfate in man. Arzneimittelforschung 1991, 41:768-772.
21 Conte A, Volpi N, Palmieri L, et al. Biochemical and pharmacological aspects of oral treatment with chondroitin sulfate. Arzneimittelforschung 1995, 45:918-925.
22 Paroli E, Antonilli L, Biffoni M. A pharmacological approach to glycosaminoglycans. Drugs Exptl Clin Res 1991, 17:9-20.
23 Fleisch A, et al. A one-year randomized, double-blind placebo-controlled study with oral chondroitin sulfate in patients with knee osteoarthritis. Singapore : The Third International Congress of the Osteoarthritis Research Society, 1997:6.
24 Fioravanti A, Franci A, Anselmi F, et al. Clinical efficacy and tolerance of galactosaminoglucuronoglycan sulfate in the treatment of osteoarthritis. Drugs Exptl Clin Res 1991, 17:41-44.
25 Busci L, Poor G. Efficacy and tolerability of oral chondroitin sulfate as a symptomatic slow-acting drug for osteoarthritis in the treatment of knee osteoarthritis. Osteoarth Cartil 1998, suppl 6:31-36.
26 Altman R, Brandt K, Hochberg M, et al. Special Report: Design and conduct of clinical trials in patients with osteoarthritis. Osteoarth Cartil 1996, 4:217-243.
27 Das AK, Eitel J, Hammad T. Efficacy of a new class of glucosamine hydrochloride, sodium chondroitin sulfate and manganese ascorbate in the management of knee osteoarthritis: a randomized double-blind placebo-controlled clinical trial. Am Assoc Hip Knee Surg, 8 th Annual Meeting, November 1998.
28 Philippi AF, Leffler CT, Leffler SG, et al. Glucosamine, chondroitin, and manganese ascorbate for degenerative joint disease of the knee or low back: a randomized, double-blind, placebo-controlled pilot study. Mil Med 164:85-91.
29 Newsweek, Feb 17, 1997, p. 54.
30 Perry JD. Exercise, injury and chronic inflammatory lesions. Br Med Bull 1992, 48:668-682.
31 Nutramax Laboratories, Inc. Baltimore , Maryland . www.cosamin.com .
 
Note: CosaminDS is the human product; Cosaquin is the product for horses, dogs and cats. They are formulated differently based on absorption by specific species, despite recent claims by an internet athletic guru's recommendation for athletes to dose with the animal product.

Copyrights by Olympian's 2017

30 maggio 2017

Demolitori del grasso testardo



I bioflavonoidi degli agrumi, che sono abbondanti nello strato bianco e spugnoso della buccia, contengono proprietà naturali che possono bloccare gli estrogeni.
     I flavoni della soia hanno moderate proprietà estrogeniche: si legano ai recettori degli estrogeni nei tessuti e li rendono irraggiungibili per l’estrodiolo, il più potente ormone estrogeno. L’estrodiolo è chiamato ormone cattivo a causa dei suoi effetti occasionalmente potenti sul corpo, quali gonfiore, ritenzione idrica, guadagno di grasso corporeo, femminilizzazione negli uomini (ad esempio il “seno maschile”), grasso sottocutaneo e guadagno di grasso testardo sullo stomaco e sul petto.
     Alcuni esperimenti condotti in Italia hanno mostrato che la combinazione dei bioflavonoidi degli agrumi e dei flavoni della soia produceva un metodo potente e naturale per bloccare l’effetto estrogenico sul corpo. L’aggiunta dei bioflavonoidi degli agrumi ai flavoni della soia, infatti, creava una difesa più potente contro gli estrogeni, rispetto all’assunzione dei soli flavoni della soia.
Ori Hofmekler
Nota del redattore: Ori Hofmekler è l’autore dei libri The Warrior Diet e Maximum Muscle & Minimum Fat, pubblicati dalla Dragon Door Publications (www.dragondoor.com). 


Notizie sugli alimenti che possono influenzare gli allenamenti, il peso e il benessere




     Come, probabilmente, sapete, la Coca Cola è ricca di zuccheri (una lattina ne contiene circa 9 cucchiaini), ma sapevate che molte delle nuove acque aromatizzate in bottiglia ne contengono quasi la stessa quantità? Controllate l’etichetta della marca che avete scelto: questo potrebbe essere uno dei motivi per cui non riuscite a dimagrire.
     Le vitamine del gruppo B sono importanti, soprattutto quando si è a dieta. La vitamina B1, o tiamina, aiuta l’organismo a convertire i carboidrati, gli aminoacidi e i grassi in energia, invece di immagazzinarli sotto forma di grasso corporeo. La niacina, o B3, collabora in questo processo e la B6 favorisce la ricostruzione dei tessuti. Anche la B12 aiuta questa ricostruzione e supporta il sistema nervoso. Se assumete poche calorie, provate un integratore di vitamine del complesso B per avere più muscoli, meno grasso e più energia.
     I broccoli sono ricchi di vitamine e antiossidanti che combattono le malattie, ma bolliti o cotti a vapore possono perdere queste sostanze almeno del 25%. Quindi, è meglio cucinarli nel forno a microonde, che preserva più del 90% dei loro nutrienti.
     La carenza di vitamina D è implicata in molte forme di cancro. Il corpo produce questa vitamina grazie al sole, ma è possibile ottenerla, insieme ai grassi omega salutari, anche da alcuni tipi di pesce; ad esempio, una porzione di salmone di 100 g contiene quasi il 90% della quantità giornaliera raccomandata di vitamina D.

Becky Holman
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Nuove ricerche sulla beta-alanina




     Gli studi continuano a confermare i benefici ergogenici degli integratori di beta-alanina per le persone che praticano sport e attività fisica. Lo studio più recente, presentato all’incontro del 2007 dell’American College of Sports Medicine, ha esaminato l’uso della beta-alanina in ciclisti d’élite che praticavano anche sollevamento pesi.
     Vari studi hanno mostrato che sembra che l’allenamento cronico da solo raddoppi la carnosina muscolare nel corpo, e questo è sensato perché la carnosina, che è un dipeptide, cioè un legame fra due aminoacidi (l’istidina e la beta-alanina), è un tampone intramuscolare importante, necessario per placare le infiammazioni dovute all’aumento dell’acidità muscolare provocato da un’attività fisica intensa. L’acidità, infatti, inibisce gli enzimi coinvolti nella produzione di energia, il che, a sua volta, provoca affaticamento muscolare.
     I risultati degli studi che hanno analizzato la relazione fra allenamento e aumento della carnosina muscolare sono stati, in gran parte, ambigui: alcuni non hanno mostrato alcun aumento, mentre altri hanno mostrato un raddoppiamento del livello, 8-16 settimane dopo l’allenamento. Altri ancora, invece, mostrano un aumento del 60%.
     Nel nuovo studio, un gruppo di ciclisti con, in media, 20 anni ha ricevuto un integratore contenente 1,6 g di beta-alanina, 5,25 g di creatina e 1 g di taurina, che hanno assunto tre volte al giorno. L’altro gruppo, invece, ha ricevuto lo stesso integratore, ma privo di beta-alanina. I soggetti svolgevano un allenamento per la durata (5 ore al giorno, 6 giorni a settimana) e uno con i pesi, svolto 3 volte a settimana.
     Dopo 12 settimane, entrambi i gruppi hanno mostrato un aumento nella densità delle fibre muscolari di tipo 2, mentre la carnosina muscolare è rimasta invariata nei soggetti che non avevano assunto beta-alanina, ma essa è aumentata del 46% (insieme ai livelli di taurina) in quelli che l’avevano presa. Inoltre, i soggetti del gruppo della beta-alanina hanno sperimentato miglioramenti significativi, non osservati nell’altro gruppo, dei valori misurati in vari esercizi, quali la soglia di ventilazione, il tempo fino all’esaurimento e il lavoro totale svolto. I miglioramenti sono stati attribuiti all’aumento della capacità di tamponamento muscolare dovuto all’incremento della carnosina.
Jerry Brainum

Alimenti salubri

Il caffè macina le malattie


     Secondo il dott. Joe Vinson, “Una tazza di 226 g di caffè con o senza caffeina contiene più antiossidanti che proteggono contro le malattie di una porzione normale di arance o mirtilli freschi”. In un articolo pubblicato sul numero di luglio 2007 di Bottom Line/Health, Vinson spiega che sembra che chi beve circa tre tazze di caffè al giorno abbia un rischio minore di sviluppare malattie cardiache, diabeti e declino mentale legato all’età. Quindi, non sentitevi in colpa per la tazza di caffè che bevete prima di andare in palestra: manda su di giri il vostro motore e mette in funzione il sistema immunitario.

Becky Holman
www.X-tremeLean.com

Es3mamente magri

Alimenti brucia-grassi



     Forse, avete sentito la frase, “Una caloria non è una caloria”. Quando si parla di macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) questo è assolutamente vero. 100 calorie derivate da ciascuno di essi inducono una risposta termica diversa, cioè una quantità diversa di calorie spesa dal vostro corpo per digerirle:

     Carboidrati: 100 calorie = risposta termica pari a 5 calorie

     Grassi: 100 calorie = risposta termica pari a 10 calorie

     Proteine: 100 calorie = risposta termica pari a 18 calorie

     Questa è un’altra ragione per cui, normalmente, le diete povere di carboidrati funzionano per la maggior parte delle persone: assumere più proteine produce una risposta termica maggiore, a causa dell’energia necessaria per disgregarle e assimilarle.

Becky Holman
www.X-tremeLean.com

Spinta anabolica

Siero vs. caseina


     Se siete dei vecchi appassionati di pugilato come me, probabilmente vi ricorderete i tre incontri epici fra Joe Frazier e Muhammad Ali. Ali riuscì a strappare la vittoria (vinse due incontri su tre contro Smokin’ Joe) e stabilì la sua reputazione come pugile più grande di tutti i tempi. Ebbene, sembra che, quando nella letteratura di ricerca si parla della battaglia delle proteine, l’equivalente della coppia Ali vs. Frazier sia quella siero vs. caseina.
     Lo studio iniziale ha confrontato gli effetti del siero e della caseina nelle 7 ore successive a un pasto: i ricercatori hanno scoperto che l’equilibrio misurabile della leucina, una misurazione dei possibili guadagni relativi alle proteine muscolari, era più positivo con la caseina che con il siero1. Si trattava, però, di uno studio a breve termine, mentre quello che accade assumendo queste sostanze per settimane cambia un po’ la situazione.
     Sappiamo che proteine diverse influenzano l’anabolismo e la concrescenza proteica dell’intero organismo, quindi gli scienziati hanno esaminato gli effetti di integratori di siero e caseina nel corso di un programma di allenamento di resistenza controllato, durato 10 settimane. In un protocollo doppio cieco, 13 bodybuilder dilettanti di sesso maschile hanno integrato la loro dieta normale con isolato di siero o con caseina (1,5 g per chilogrammo di peso corporeo che, per una persona di 90 kg, corrisponde a 135 g di proteine) per tutta la durata del programma. La forza è stata misurata attraverso i massimali per una ripetizione in 3 esercizi: distensioni su panca con bilanciere, squat e trazioni alla lat machine. La composizione del corpo, invece, è stata misurata utilizzando l’assorbimetria a raggi X con energia doppia; inoltre, si è misurato anche la glutamina plasmatica. Tutti gli esami sono stati condotti nella settimana precedente e in quella successiva alle 10 settimane di allenamento.
     Risultati: la glutamina plasmatica non ha subito modificazioni in nessun gruppo, ma il gruppo dell’isolato di siero ha guadagnato più massa magra rispetto a quello della caseina (5,0 vs. 0,8 kg) e ha sperimentato una riduzione più significativa della massa grassa rispetto all’altro gruppo (-1,5 kg vs. +0,2 kg). Per concludere, il gruppo dell’isolato di siero ha anche ottenuto valori significativamente maggiori in tutte le misurazioni2.
     Una cosa è confrontare il modo in cui le proteine “lavorano” nel corso di 7 ore, ma è estremamente più importante vedere come si comportano nel corso di settimane e mesi. Se usate solo il siero o la caseina, il primo è sicuramente una scelta ottima, ma non commettete errori neanche utilizzando la caseina, una cosiddetta proteina lenta che, idealmente, dovrebbe essere assunta prima di coricarsi o in combinazione con il siero.
     Vi consiglio di assumere una combinazione di siero e caseina dopo l’allenamento, contenente circa l’80% di siero e il 20% di caseina. Poi, un’ora prima di coricarvi, assumete una miscela con percentuali opposte, l’80% di caseina e il 20% di siero.
Dott. Jose Antonio

Nota del redattore: Potete ascoltare il dott. Jose Antonio e Carla Sanchez su Performance Nutrition, il loro show radiofonico su internet, trasmesso su web e podcast su www.PerformanceNutritionShow.com.

Aerobica

Bruciare con il respiro



     Sapete quanto sia importante respirare correttamente durante le sessioni di allenamento con i pesi: inspirate al movimento negativo, espirate a quello positivo. Però, anche la respirazione durante l’aerobica è importante, oltre a essere un indice della fonte di energia che si sta usando. Se, eseguendo l’aerobica, potete sostenere una conversazione, è più probabile che stiate attingendo al grasso corporeo come fonte di energia. Se, invece, respirate a fatica, inspirando con forza, e avete un battito cardiaco molto elevato, avete superato la soglia del lattato e state attingendo al glicogeno muscolare. L’aerobica a intervalli (come coprire un percorso scattando nei rettilinei e camminando nelle curve) brucia sia i grassi che il glicogeno e altri grassi sono utilizzati dopo l’allenamento durante la riparazione muscolare. Essa, però, è molto simile a un allenamento con i pesi per le gambe, quindi, se eseguite sessioni di aerobica a intervalli, assicuratevi di ridurre gli allenamenti di resistenza per la parte inferiore del corpo.
Becky Holman
www.X-tremeLean.com

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Carenza di arginina?

Provate con il cocomero



L’arginina è sempre stata un nutriente popolare fra i bodybuilder. Per molto tempo si è affermato che questa sostanza, insieme al suo metabolita ornitina, stimolasse l’ormone della crescita. Più recentemente, vari integratori di diverse forme di arginina sono stati pubblicizzati come precursori dell’ossido di azoto (NO), che svolge numerose funzioni vitali nel corpo umano. Esso, infatti, dilata i vasi sanguigni, riducendo la pressione del sangue e aumentando il flusso sanguigno, e si pensa che l’aumento del flusso incrementi l’apporto di nutrienti e di ossigeno ai muscoli.
     Oltre a essere il precursore diretto della sintesi dell’NO, l’arginina si comporta come sostrato per la sintesi della prolina, l’aminoacido principale presente nel collagene, che è la proteina più importante del tessuto connettivo. Inoltre, l’arginina è uno dei precursori principali della creatina.
     Alcuni studi mostrano che questa sostanza può stimolare l’ossidazione del glucosio e dei grassi grazie al suo legame con l’NO che, a sua volta, aumenta gli effetti di segnalazione di un nucleotide chiamato GMP, che è coinvolto direttamente nell’ossidazione dei grassi e nell’erezione del pene (farmaci come il Viagra funzionano anche incrementando il GMP ciclico).
     Sebbene l’arginina offra benefici entusiasmanti per la salute, la sua assunzione attraverso integratori ha dei problemi. In soluzione, è fortemente alcalina ed è necessario combinarla con acido cloridrico per ricavare un integratore: si suppone che questo prevenga problemi di tipo acido-base se si assume una dose concentrata, ma assumerne più di 9 g al giorno, spesso, provoca nausea, disturbi gastrointestinali e diarrea. Gli effetti collaterali potrebbero essere dovuti a: 1) la conversione rapida dell’arginina in NO nell’intestino, associata con 2) un assorbimento intestinale problematico di altri aminoacidi, quali la lisina e l’istidina.
     Cercate altre alternative? Potreste assumere L-citrullina, un altro aminoacido precursore dell’arginina. Poiché l’arginina è un aminoacido basico, essa compete con altri aminoacidi per l’assorbimento nel corpo. La citrullina, invece, è un aminoacido neutro, quindi non compete con altri aminoacidi, né deve essere combinata con acido cloridrico, il che riduce i problemi intestinali. Quando si converte in arginina, inoltre, la citrullina consuma l’ammoniaca, una cosa positiva perché un eccesso di questa sostanza è associato all’affaticamento.
     E, allora, dove si trova la citrullina? Si è scoperto che il cocomero ne è una fonte ricchissima1: ogni grammo, infatti, ne contiene 0,7-3,6 mg. Mangiare 900 g di cocomero al giorno fornisce una quantità di arginina sufficiente a coprire il 40% della dose giornaliera richiesta, pari a 3,6 g. Nel nuovo studio, i soggetti che bevevano una grande quantità di succo di cocomero (0,52 kg in ognuno dei tre pasti) avevano livelli di arginina plasmatica più alti del gruppo di controllo. A digiuno, l’arginina plasmatica è aumentata del 12% dopo tre settimane di assunzione di dosi minori di cocomero e del 22% dopo un’assunzione più elevata. Inoltre, i soggetti che avevano assunto dosi maggiori hanno mostrato un aumento del 18% dell'ornitina plasmatica.
     Nessuno dei soggetti che aveva bevuto il succo di cocomero ha mostrato alcuna interferenza con l’assorbimento di altri aminoacidi, quindi l’equilibrio aminoacidico non è stato sconvolto. Inoltre, quelli che bevevano grandi quantità di succo (pari a 6 bicchieri al giorno) hanno prodotto 2 g di citrullina. Alcuni studi mostrano che, nel corso del suo ingresso nell’intestino, il 40% dell’arginina ricavata dalla dieta è degradata dai tessuti intestinali degli esseri umani adulti; invece, la citrullina (che si converte in arginina nei reni) è disgregata in minima parte. Il fegato assorbe il 10-15% dell’arginina ingerita, che è, in seguito, disgregata dall’enzima arginasi, mentre la citrullina aggira il fegato e agisce come un precursore nutrizionale della sintesi di arginina nei reni. Il 5-15% dell’arginina del corpo è prodotta in questo modo. Un’altra fonte è la glutamina, anch’essa convertita dalle cellule dell’intestino tenue in citrullina, che aggira il fegato e arriva direttamente ai reni, dove è convertita in arginina2.
     Quindi, chi vuole i benefici nutrizionali significativi dell’arginina senza i suoi effetti collaterali dovrebbe prendere in considerazione l’aggiunta di un po’ di cocomero alla dieta: è anche buono.
Jerry Brainum

Energia

Il mondo della caffeina



     Considerando tutte le notizie sui benefici per la salute del caffè normale e decaffeinato e del tè verde e nero, è una buona idea aggiungerne un po’ alla vostra dieta. Sfortunatamente, per molte persone il caffè è troppo forte, forma acido nello stomaco e produce nervosismo. Il caffè decaffeinato non ha molto sapore e il tè è troppo acquoso. La soluzione potrebbe essere una varietà popolare della Celestial Seasonings chiamata Morning Thunder. Ciascuna porzione contiene 40 mg di caffeina, la quantità minima per dare energia alla maggior parte delle persone senza esagerare (alcuni tipi di caffè ne contengono fino a 100 mg). Il prodotto ha un sapore più simile a un caffè leggero che al tè e contiene yerba maté, una pianta sudamericana ricca di antiossidanti. Secondo l’etichetta, il prodotto contiene più antiossidanti di una porzione di succo di arancia, di broccoli o di succo di pomodoro.
Dott. Daniel Curtis

Articoli tratti da Iron Man edizione italiana 2008



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